1. Cisterna
Entrando, a sinistra, si scorge subito una cisterna col collo del boccaglio lungo circa 1,80 m costruito in conci di tufo. |
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2. Cisterna a campana
A circa 6 m dall'ingresso si trova un'altra cisterna a campana col fondo assai concavo (per consentire facilmente lo scivolamento e la raccolta verso il centro dei detriti trasportati dall'acqua). |
3. Canale rivestito di tegole
L'invaso è servito da ampio canale di adduzione rivestito di tegole. Questo canale presenta segni evidenti di adattamento del suo percorso alle modificazioni di livello della corte esterna al frantoio. |
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4. Canale
In un momento più antico partiva da un livello posto quasi un metro sotto l'attuale piano della corte, poi fu spostato verso la parete sinistra dove, nella fase più recente, doveva trovarsi lo sbocco delle grondaie del tetto. Questa cisterna è fornita di doppio boccaglio: uno fruibile dal frantoio, l'altro, più arretrato verso l'interno del muro, è in relazione con un condotto che consentiva il prelievo dell'acqua dal piano superiore e dalla costruzione vicina. |
5. Camino
A meno di 2 m da questa cisterna, sempre a destra, nel muro, si scorge l'uscita di un camino che consentiva dì versare le olive da macinare nel frantoio direttamente dalla soprastante strada che scende dall'arco di S. Antonio. Vicino questo condotto si nota la nicchietta triangolare per l'alloggiamento di una lucerna. |
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6. Focagna
Ancora sul lato destro, a circa 1,5 m dalla precedente struttura, è ubicata una vecchia focagna ossia un focolare, un tempo munito di cappa in gesso e canna poggiante su trave lignea. Oggi il suo foro di scarico dei fumi è chiuso da una voltina in conci di tufo, conseguenza del cambiamento di destinazione d'uso della struttura. |
7. Mensolone
Poco oltre termina la parte costruita del frantoio e si entra nel vero e proprio ipogeo rupestre. Si noti a questo proposito, a destra, il bel mensolone di appoggio della volta sul muro portante. |
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8. Dolio
Più avanti di circa 3 m, nuovamente sulla destra, si vede l'imboccatura di un dolio per il contenimento dell'olio. |
9. Incisione circolare
Ancora più avanti, ad occupare tutta la zona centrale del pavimento, è l'incisione circolare, profonda circa 0,8 m ampia circa 3 m, in cui era incastrata la base del trappeto, ossia della macina da frantoio oleario. Questa incisione è circondata dal solco d'erosione - eccentrico rispetto alla stessa incisione - scavato dal quotidiano calpestio del mulo che trainava la leva di rotazione della macina. |
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10. Dolio
Avanti, oltre e sopra rispetto all'incisione circolare, sono le cavità d'incastro della struttura lignea portante di un precedente trappeto. A destra, quasi a contatto con l'ampio foro circolare, è la bocca di un altro dolio. |
11. Canale dell'acqua meteorica
Quest'ultimo è stato trasformato successivamente in cisterna e fornito di canale di adduzione dell'acqua meteorica. Dalla parete sinistra, infatti parte da una nicchia (scavata per collegare agevolmente il canale col punto di approvvigionamento esterno dell'acqua) una conduttura che nel tratto iniziale si sviluppa sulla parete verticale, poi procede sul pavimento con una gronda realizzata in conci di tufo opportunamente modellati. |
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12. Cisterna
Più avanti della struttura che accoglieva la macina, a destra, si vede un'altra cisterna che essendo priva di canale di convogliamento è da intendere come altro serbatoio per l'olio. Questa struttura mostra nel suo piccolo boccaglio la risega per il coperchio metallico. |
13. Resti di intonaco
Fra i due dolii, sulla parete destra, si vedono i resti di intonaco a coccio pesto che rivestiva due vasche per la pigiatura dell'uva, riconducibili alla fase in cui la grotta fu trasformata in cantina (1717). |
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14. Vasca intonacata
Un'altra vasca intonacata, anche questa testimoniata dai residui di coccio pesto, si trovava poco più avanti, oltre il dolio trasformato in cisterna: è quanto rimane di un silos per lo stoccaggio delle olive. |
15. Setto roccioso
Subito dopo l'incavo circolare della base del frantoio, a sinistra e a destra, si vedono le vestigia di un setto roccioso su cui poggiava, fino a tempi recenti un muro divisorio oggi rimosso. Questo setto è probabilmente il residuo dell'iconostasi della chiesa rupestre di S. Giorgio al Paradiso. |
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16. Cavità e mangiatoia
A sinistra, nel pavimento, di fronte al primo dolio si osserva una cavità profonda e ampia alla cui base si scorge una piccola mangiatoia: è parte di una delle stalle di pertinenza dell'ipogeo contiguo ora separato dal frantoio mediante un muro. |
17. Spanciamento posticcio
Nello spazio che doveva costituire il presbiterio dell'antica chiesa si vede a sinistra uno spanciamento posticcio realizzato nella fase della cantina settecentesca, per fare spazio ad un muro di sostegno per le botti. |
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18. Imbocco della gradinata
La parete di fondo, dove era ubicata la lunetta absidale, mostra l'imbocco della gradinata che scende nell'ultimo è più basso ambiente dell'ipogeo. Nove gradini ampi e concavi (per facilitare lo spostamento delle botti) scendono nella sala dove la temperatura si mantiene bassa e costante a causa del dislivello negativo rispetto ai vani che precedono e allo scarso scambio termico con l'esterno. |
19. Data sull'architrave
Lungo la gradinata, a sinistra e a destra, sulle pareti sono scavate due nicchie per lucernetta , una delle quali, quella di sinistra, è sormontata da una piccola e poco visibile croce votiva incisa sulla parete annerita dal fumo. Sull'architrave di accesso alla sala, posto in fondo alle scale, rivolta verso l'esterno è la data 1717, riferibile all'anno di escavazione di questo ultimo ambiente e, dunque, di trasformazione in cantina dell'intero ipogeo. La data è posta su un graffito che riproduce in maniera schematizzata un calice, forse emblema delle suore di S. Lucia a cui l'ipogeo deve essere appartenuto nel corso dei numerosi passaggi di proprietà. |
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20. Muro di sospensione delle botti
Nell'ultimo vano, a sinistra, troviamo il muro di sospensione delle botti. |
21. Muro di fronte
Il corrispettivo muro di destra, come si evince dai tipici segni di taglio e dal colore bianco della parete, fu abbattuto per ricavare materiale lapideo. Anche il pavimento, per metà della sua estensione, mostra segni evidenti di scavo per l'estrazione di conci di tufo. |
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22. Nicchia per il vino
La parete di fondo è caratterizzata dalla presenza dell'immancabile nicchia in cui si collocavano i recipienti per valutare la qualità del vino. Con luce radente, sulle pareti, si possono notare incisioni costituite da linee parallele: sono tacche di conteggio, ossia un esempio di semplice ed efficace sistema per documentare le quantità in una società, come quella settecentesca, in cui pochi erano gli uomini in grado di leggere e scrivere. |